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Il Consiglio Europeo di Lisbona ha sottolineato con forza la necessità
di investire sulle risorse umane nell’era della globalizzazione
e della new economy, a partire dall’investimento sulle competenze
e dalla definizione di una strategia per affrontare le implicazioni sociali
oltre che economiche della società dell’informazione.
È sempre più chiaro agli operatori economici che la formazione è elemento
indispensabile di questa strategia, per diversi motivi: i fabbisogni
professionali si moltiplicano, non solo a livello di sistema ma anche
a livello delle singole imprese; il mercato del lavoro soffre di una carenza
che tende a diventare endemica, di personale sufficientemente qualificato;
l’innovazione tecnologica come rende obsolete le tecnologie rende superate
le competenze e impone un continuo adattamento delle imprese e dei lavoratori;
per reggere la competitività internazionale servono sofisticati servizi
di… intelligence: la concorrenza si batte con la conoscenza.
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Opinioni ormai consolidate, anche se non danno vita ad una prassi adeguata
– se non nei grandi gruppi – dal momento che per la stragrande maggioranza
delle imprese la formazione significa sottrarre temporaneamente personale
alla produzione o alla gestione, oltre che affrontare costi economici
di una certa rilevanza.
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Disagio noto che oggi, almeno negli USA, sembra si stia riducendo grazie
alla massiccia diffusione della formazione attraverso Internet
(formazione a distanza).
L’e-learning americano varrà alla fine dell’anno 7,2 miliardi di
dollari, mentre in Italia varrà solo 182 milioni di dollari. Il tasso
crescita della formazione digitale, previsto da GartnerGroup per
l’Europa occidentale, crescerà fino al 2004 con un tasso medio annuo del
56% e rappresenterà fra tre anni il 23% del giro d’affari complessivo
della formazione. Siamo in ritardo rispetto agli Usa, ma stiamo crescendo
più velocemente.
La fase di sperimentazione è stata superata ed è ormai chiaro, sul piano
metodologico, la diversità di funzioni che sono chiamati a svolgere i
due modelli di formazione oggi disponibili: quella tradizionale, con la
presenza in diretta del docente, l’aula, le lezioni frontali e le esercitazioni
resta insostituibile nel caso occorra introdurre in azienda nuovi comportamenti
e dunque far apprendere agli allievi nuove abitudini operative e mentali;
la formazione via computer e via Internet è utile per gli aggiornamenti
delle competenze disponibili e per l’implementazione del know how aziendale.
Il che configura la dinamica dello sviluppo, che comporta sia una fase
di crescita quantitativa che una fase di cambiamento qualitativo: non
ci si sviluppa solo per accumulo, ma nemmeno solo per innovazione continua.
Il mercato italiano del software e dei servizi per l’e-learning
è stato stimato per il 2000 in 66 milioni di dollari, in prevalenza per
la formazione aziendale. Siamo al settimo posto in Europa, dopo
i 185 milioni di dollari della Svezia, i 162 della Finlandia, i 147 di
Regno Unito e Irlanda, i 129 della Germania e i 121 della Danimarca. Per
la fine di quest’anno si prevede un giro d’affari triplo e una crescita
costante che dovrebbe portare ai 990 milioni di dollari del 2004.
Il senso di queste cifre sta nel mercato a cui esse si riferiscono ma
anche nella funzione strategica della formazione che esse rappresentano.
Come dire che l’influenza delle nuove tecnologie informatiche nel cambiare
la pratica della formazione conta meno della necessità oggettiva di impiegare
la formazione per accrescere il valore dell’impresa.
I vantaggi pratici ed economici della formazione digitale – riduzione
dei tempi e dei costi, semplificazione logistica, aumento della flessibilità
e miglioramento del controllo delle mansioni e delle competenze – sono
da sommare dunque ai vantaggi strategici, il principale dei quali
è disporre di un personale con la mentalità vincente oltre che con le
competenze adeguate.
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